Il Mucchio. FDM. Aprile '09. Intervista di Federica Cardia
“Ogni pistola ha la sua voce. E questa la conosco”, per dirla con Sergio Leone. Spari nel buio, rumore di passi, sabbia e vento forte, in lontananza le sagome di dieci musicisti che, muovendosi per i quartieri storici
della Capitale, da anni tengono alta la bandiera dello stile ska-raggae. Dagli spaghetti western a Elvis, passando per la tradizione giamaicana fino ad arrivare allo stretto legame con Roma: gli Shots In The Dark sono questo e molto altro ancora, in sintesi un progetto musicale versatile e fortemente legato al territorio e alle caratteristiche di genere. Per approfondire il nuovo lavoro del gruppo romano, "Spaghetti Skank", pubblicato su etichetta Raged Records, abbiamo intervistato Andrea “Mr.SK” Brancatelli.
Dopo il successo di “Shots From The Ghetto!” e quattro anni di silenzio, siete tornati sulle scene con “Spaghetti Skank”. Mi puoi raccontare in che modo è stato realizzato questo nuovo disco e come si sono articolate le varie fasi?
“Spaghetti Skank” è la prosecuzione logica del percorso iniziato con “From Kingston To Rome...” e “Shots From The Ghetto!”, e come ovvia conseguenza anche la produzione si è svolta in maniera abbastanza
simile. Nei quattro anni che sono passati tra l'uscita di “Shots From The Ghetto” e “Spaghetti Skank” abbiamo suonato molto dal vivo e nel frattempo abbiamo lavorato sui pezzi nuovi. Quando il materiale ci è
sembrato abbastanza e il sound era “quello giusto” ci siamo chiusi in studio ed in poco più di un anno è nato “Spaghetti Skank”. Abbiamo registrato abbastanza velocemente la sezione ritmica, per dedicare un po' più
attenzione in una fase successiva a quegli aspetti di arrangiamento (fiati, tastiere, cori) che difficilmente si riescono a curare con attenzione in sala prove. In questo disco sono presenti continui riferimenti al western all’italiana, e numerosi rimandi ai lavori di Sergio Leone. Puoi spiegarmi come nasce la passione per questo genere cinematografico e in che
modo si lega alla struttura delle vostre musiche? L'idea degli spaghetti western è nata un po' per gioco quando abbiamo iniziato a provare in sala “In The City”. Nella parte finale della canzone c'è una cavalcata di batteria che ha fatto nascere l'idea della citazione di Morricone. Di lì a poco è nata l’espressione “Spaghetti Skank” per creare un parallelo con quello che è
stato il fenomeno degli spaghetti western: un genere nato per “scimmiottare” i western americani, ma che paradossalmente a 40 anni di distanza è più presente nel subconscio generale di quanto non siano i film a
cui si ispirava. Allo stesso modo questo è il nostro ska, il nostro “spaghetti skank”. Senza contare che nella Giamaica di Jimmy Cliff il tema dei western è stato a sua volta ripreso per film come “The Harder They
Come” che, pur essendo ambientato negli anni 70, riprende molto del clima dei pistoleri belli e dannati. Infine, e non è affatto un particolare irrilevante, Ennio Morricone è uno dei più grandi compositori del nostro secolo e ogni musicista che si rispetti non può non apprezzare il suo lavoro
.
Otto pezzi originali e quattro cover, tra cui emerge una bella interpretazione del classico di Elvis Presley “Return To Sender”. Come è avvenuta la scelta dei pezzi da inserire nell’album?
Il repertorio degli Shots In The Dark include molte cover: la tradizione della musica giamaicana ha sempre pagato tributo ai musicisti che hanno dato il via certi filoni. Non a caso proprio nello ska (e poi nel reggae) è
nato il concetto di “riddim” e di “version”, concetto arrivato fino all'hip hop di oggi. Allo stesso modo anche noi Shots In The Dark abbiamo sempre incluso molte cover della tradizione ska o comunque brani internazionali
particolarmente importanti riarrangiati in chiave ska nei nostri concerti. La scelta dei brani da includere nel disco è stata la naturale proiezione di questo. “Alley Pang” e “Reburial” sono brani degli Skatalites, gruppo di
riferimento assoluto per lo ska, così come “Just Keep It Up” che è un brano di Lee 'Scratch' Perry, uno dei primi grandi produttori giamaicani e artefice del percorso artistico di molti artisti di quel periodo (Bob Marley,
per citarne uno). “Return To Sender” di Elvis Presley, infine, rappresenta il genere ballabile americano a cui i giamaicani si ispirarono quando fusero i loro ritmi tradizionali con i brani che sentivano in radio dalla Florida,
facendo nascere lo ska originale, che era innanzitutto un genere da ballo.
Attualmente siete indicati da più parti come una delle maggiori realtà romane appartenenti al genere ska. Che valore ha per voi il fatto di potervi muovere in un contesto dinamico e ricco di possibilità artistiche come Roma?
Il fatto di venire da Roma penso abbia innanzitutto influenzato il nostro modo di vivere il mondo che ci circonda. Inoltre il fatto di vivere in una città popolosa come Roma rende leggermente più semplice trovare
musicisti interessati ad un progetto particolare come quello degli Shots In The Dark. Per quel che riguarda la scena ska invece non penso che Roma rappresenti un ambiente particolarmente recettivo, tant'è che spesso
e volentieri suoniamo fuori Roma e collaboriamo con artisti che vengono da altri parti del mondo. A tutt'oggi credo che a Roma le band che fanno ska si possano contare sulle dita di una mano.
Rimanendo sul tema della romanità: ho notato che il video di “If You’re Not Around” è stato girato interamente nei quartieri storici della capitale come San Lorenzo. Come descrivete questo vostrolegame con la città?
Il nostro legame con Roma è particolarmente forte per quel che riguarda il vissuto di tutti i giorni. San Lorenzo, ad esempio, è il crogiuolo culturale in cui quasi tutti gli Shots In The Dark hanno vissuto la propria crescita come individui, sia nelle amicizie che nell'impegno sociale e politico. Gli Shots sono nati a San Lorenzo, formati da musicisti che ogni volta che era possibile si trovavano a San Lorenzo, e non avrebbepotuto essere altrimenti. Le strade, i negozi di dischi, i negozi di libri, le persone fanno tutte parte del background culturale nel quale gli Shots sono nati e sono cresciuti.
Avete all’attivo più di centocinquanta concerti e numerosi live prestigiosi che vi hanno portato a dividere il palco con gruppi del calibro di Bad Manners e Skatalites. Immagino che per un gruppo come voi sia importantissimo, forse più di ogni altra cosa, il contatto con il pubblico…
Assolutamente. Come dicevamo prima lo ska è un genere da ballo e come tale non potrebbe esistere senza un pubblico. Allo stesso modo per gli Shots In The Dark la risposta del pubblico è molto importante perché i
temi che affrontiamo nelle nostre canzoni sono legati all'ambiente in cui siamo cresciuti, sono tematiche sociali e di analisi, e non c'è analisi senza un interlocutore.
Il vostro legame con la tradizione giamaicana e con i ritmi in levare è rimasto sempre vivo e incontaminato, siete riusciti a non discostarvi mai dai presupposti di genere che vi appartengono fin dalla nascita. C’è mai stata la tentazione di “tradire” questa passione iniziale o di scendere a compromessi con la legge del mercato?
No, mai, per varie ragioni. La prima ragione è che per tutti noi il progetto Shots In The Dark ha una precisa inquadratura artistica. La seconda ragione è che comunque quasi tutti noi abbiamo dei progetti paralleli che
ci permettono di “sfogare” qualsiasi altra passione o tentazione artistica. Io e Ilario, il trombettista, suoniamo in un gruppo ska-punk, Federico, il batterista suona in un gruppo hardcore, Alberto, il cantante, collabora con
la scena hip hop e via dicendo... Il positivo risultato è che possiamo contaminare il suono degli Shots quel tanto che basta da arricchirlo ma senza stravolgerne l'identità di base.
Avete scelto di distribuire il primo singolo estratto da “Spaghetti Skank”, “Rising”, in download gratuito. In un mondo di musica liquida, che scorre liberamente tra le trame della Rete, che posizione assumete nei confronti del diritto d’autore e del concetto di gratuità?
Spesso si fa molta confusione tra la fruibilità della musica e il diritto d'autore. Si è creata una comune associazione d'idee tra il fatto che un’opera d'arte sia protetta dal diritto d'autore e il fatto che si debba
pagare per essa, ma così non è. Il diritto d'autore è l'idea della canzone, il brano registrato è il lavoro di qualcuno che quel brano l'ha suonato e la reso qualcosa di tangibile. Nessuno si sognerebbe mai di chiedere
ad un operaio o ad un artigiano di lavorare gratis, non vedo quindi perché un musicista dovrebbe farlo. Si può fare un paragone molto semplice con il mondo del lavoro: c'è molta offerta e questo fa si che alcune persone accettino di lavorare quasi gratis pur di superare la concorrenza, il risultato è che datori di lavoro poco morali abusino di questo. La stessa cosa succede nella musica e molti artisti svendono la propria arte senza accorgersi che altri invece ne guadagnano solo per acquisire un po' di visibilità: mi riferisco ai concerti a cachet zero, o alle piattaforme come MySpace che sono piene di pubblicità, ben venduta, ma che alla fine all'artista non porta a nulla. La scelta di rilasciare “Rising” in download gratuito, invece, è stata dettata dalla volontà di regalare qualcosa ai nostri fan che hanno aspettato così pazientemente per quattro anni per sentire i brani nuovi.
Ultima curiosità: il gruppo è composto da nove persone, una sorta di tribù o clan in fin dei conti. Come riuscite a gestire processi decisionali, singole passioni o punti di vista? È complicato lavorare in un gruppo così esteso?
Non è complicato, è praticamente impossibile. Negli ormai dieci anni di vita degli Shots In The Dark si sono oramai sedimentati dei processi decisionali assimilabili ad una democrazia, ma frequentemente le nostre
opinioni divergono. La fortuna è che comunque riusciamo sempre a mantenere un forte rispetto reciproco e questo ci permette di convergere sempre verso un punto d'accordo comune, coerente con il percorso
artistico e con l'identità degli Shots In The Dark.



