SPAGHETTI SKANK! - RASSEGNA STAMPA

STORIE MALATE. Ottobre 2008. Rudino
Finalmente…e dico finalmente è uscito un disco ska degno di portare questo nome. Stò parlando del nuovo lavoro della band capitolina SHOTS IN THE DARK che dopo 5 anni dall’uscita di “shots from the ghetto” ci
regalano un nuovo disco: SPAGHETTI SKANK, prodotto dalla Raged Records e distribuito dalla Goodfellas. Partiamo dal colpo d’occhio. Il cd si presenta in 4 pagine con i testi, foto e ringraziamenti, gran risalto alla
grafica ben curata e in stile western (complimenti al disegnatore) come la tematica del titolo e della musica vuole. Ma passiamo al sound. Le tracce sono 12 (di cui 4 cover) per 45 minuti circa di melodia ispirate e con
chiari riferimenti al “western di casa nostra”. Fortunatamente la band non si lascia andare a chitarre distorte e mantiene un sound ska tradizionale e un mood original... del resto presentando all’interno anche cover di
don drummond, skatalites e lee perry non si poteva chiedere altrimenti! Bella la voce, grandioso il lavoro della sessione fiati. I miei pezzi preferiti: Spaghetti skank, My funny Palestine e In The City… sicuramente
uno dei lavori migliori in uscita in questo periodo nel panorama ska italiano… da non perdere.

 
LAMETTE. Novembre 2008. Sim
Premetto subito che non sono interessato in alcuna misura alla musica ska, quindi sto facendo uno strappo alla regola dettato dalla curiosità nei confronti di questa band capitolina, di cui ho sentito parlare moltissimo
negli ultimi tempi. Spaghetti skank, che è il terzo disco del combo, si apre con una grafica e delle atmosfere western, all’italiana quanto vuoi, ma forse anche un po’ dylaniane epoca Pat Garrett & Billy The Kid, per
intenderci. Tecnicamente ineccepibili, suonano soft e ben calibrati (tradizionali, in una parola), con gran lavoro di fiati, tastiere e armoniche.
12 pezzi 12, tra cui spiccano ben quattro cover di classici dello ska e del rock’n’roll: tra le altre, “Just keep it up” di Lee “Scratch” Perry e “Return to sender”, che i più ricorderanno nella sempiterna e fulminante
versione di Elvis Presley. Gli strumentali – manco a dirlo – si alternano piacevolmente ai brani cantati, con liriche giustamente fedeli al concept. Per quanto riguarda il sottoscritto, c’è ska e ska: quello fatto con
sapienza e metodo non andrebbe giammai confuso con la musica per ragazzini che viene spacciata per filogiamaicana, ma che in sostanza non riterrei più interessante del pop-punk più becero e major-aspirante. Un ottimo prodotto, che non mancherà di appassionare gli appassionati. Pollice in alto.

ONDALTERNATIVA. Novembre 2008. Simone Baldanza. 4/5
Metto nel mio lettore “spaghetti skank,“ il tempo di alzare un pò il volume, ed ecco che mi sento circondato da quell’atmosfera caraibica tipica jamaicana.Veramente bravissimi gli “shots in the dark” (band attiva dal
1999, arrivata al terzo cd), capaci col loro skank di ricreare le sonorità del foundation ska, creando un mix veramente esplosivo, vivace e allegro che spazia dal rocksteady/reggae al soul fino ad arrivare al roots ska.
Nel concreto quello che offre questa piccola “big band” romana e’ un cd suonato in maniera egregia che fa dell’allegria e del lavare il comune denominatore fra tutte le tracce. L’album viene aperto da un pezzo
strumentale strutturato nel tipico stile rocksteady, ascoltandolo bene si può notare la sonorità che riporta al titolo “spaghetti skank“; un levare non troppo veloce si alterna a giri di fiati ottimi che ci fanno sentire in parte
protagonisti di mezzogiorno di fuoco. Il disco segue una linea ben precisa, un levare che non risulta mai scontato anche se a lungo andare può stancare. I giri di fiati vengono incastrati veramente bene con la base
musicale e le liriche della voce. Tappeti di levare, arricchiti dal tocco soul dei fiati a note lunghe, apre spesso la porta ad un voce che ha la giusta profondità per dare colore al genere suonato. Le chitarre danno il
continuo levare con qualche accenno di rift stoppato pulito tipico della musica reggae e rocksteady. Davvero di spessore la sezione ritmica, con un basso che spinge in modo delicato e una batteria che quasi mai casca nella banalità. Una canzone su tutte? Il singolo! “if you’re not around!” Scelta davvero azzeccata come simbolo di questo album. Da segnalare anche la divertentissima “rising”. Concludendo vado a dirvi che se siete amanti dello ska roots e di band quali skatalites, specials e bad manners questo e’ un cd adatto a voi! Una band legata alle origini, lo dimostra anche il fatto che il loro primo disco uscì in vinile, ben cosciente di ciò che suona e del suo significato.
 

ROCKAMBULA. Novembre 2008.Riccardo Verrocchi. 4,5/5
Eccoci a presentare il terzo album di una delle poche autentiche ska band italiane, i capitolini Shots In The Dark, grande orchestra nata nel 1999 nelle strade e nei centri sociali di Roma. Fortemente legati agli
spaghetti western ed ai riti giamaicani, nel disco "Spaghetti Skank!" condensano tutte le loro capacità musicali, i loro ritmi preferiti, le loro passioni ed ideali. Nei dodici pezzi troviamo principalmente canzoni
originali della band tra cui il singolo "Rising" che dopo l'intro "autenticamente western" lancia il disco: ritmi in levare in stile Skatalites e Slackers, rimandi al reggae giamaicano e alle sonorità da far west...è impossibile non skankeggiare e resistere alla musica degli Shots in the Dark! Ottima la sezione fiati così come la compattezza e l'organizzazione del suono; i testi, tutti in inglese, parlano di storie di strada e città ("In the
city"), di giustizia, rabbia e pace ("My funny Palestine"). Tornati in studio dopo anni di attività live in cui hanno diviso il palco con guru del settore quali Laurel Aitken, Skatalites e Bad Manners, gli Shots possono
definitivamente attestarsi ai vertici della scena ska ed underground romana ed italiana. "Spaghetti Skank!" segna anche il ritorno in grande stile dell'etichetta Raged Records che da anni porta avanti con intensità la
propria idea di musica producendo e lavorando con i migliori gruppi della scena capitolina: un plauso va appunto a loro che, quotidianamente, combattono contro la violenza e l'ignoranza con la musica!
 

TROUBLEZINE. DICEMBRE 2008. Pavelo.
I gruppi ska come voi mi piacciono, perchè quando lo suonano lo fanno proprio original. Si potrebbe parafrase così l'omaggio finale (traccia numero 17) che gli Shot In The Dark dedicano al film "Il buono, il
brutto, il cattivo". Dalla copertina agli spari nel disco tutto è un continuo riferimento ai western all'italiana; non a caso il titolo recita: "Spaghetti Skank!". Se l'armonica di Marco 'Vitello' Marinelli ci sta come i baffi su di un cowboy, le tracce strumentali sono necessarie in questo genere come i colpi di pistola nei loro film preferiti. E se Sergio Leone ha insegnato tanto al cinema, gli Skatalites hanno dato altrettanto alla world music: Alley
Pang per cominciare, Reburial (by Don Drummond) per crederci ancora di più. Gli altri due pezzi senza parole sono Spaghetti Skank e Underdog firmati rispettivamente da Francesco Tosto (chitarra e voce) e
Danilo Marocchi (scoppiettante sax tenore e voce). Se escludiamo la bella cover Return To Sender, un classico di Elvis, e Just Keep It Up, del maestro Lee 'Scratch' Perry, tutto il resto dell'album è da loro firmato.
Il numeroso gruppo romano, nato nel 1999, si è fatto le osse grazie a numerosi (quasi 200 concerti tra il 2003 e il 2007) e prestigiosi live (hanno aperto a Bad Manners, Derrick Morgan, Laurel Aitken come
dimostrano le foto all'interno). Il loro terzo album (cantato interamente in inglese) è stato prodotto dalla Raged Records (etichetta indipendente nata nel 2004 e tutta da seguire) e distribuito da Good Fellas. Azzeccata la scelta del brano da lanciare in rete in download gratuito: Rising. E ottima la scelta anche del secondo singolo: immagino già ai concerti la gente battere le mani sulle note di If You're Not Around. Il resto è omogeneo quanto ballabile skanking.

ROCKERILLA . Dicembre 2008. Ianira De Ninno. 7/10
  From Kingston to Rome, così si intitolava il demo che gli Shots In The Dark realizzano nel '99. Una dichiarazione di intenti per l'ensemble capitolino al secondo lavoro, dopo un debutto nel 2003 ed una ricca attività live in tutta la penisola, accanto a nomi come Skatalites e Bad Manners, che propongono sonorità ska e rocksteady con influenze soul, r&b e roots reggae. Il risultato è raffinato e decisamente godibile. "Spaghetti Skank" rielabora i mille suoni che i nove hanno come background in modo mai scontato, come capita a molti artisti dello stesso genere che finiscono per cadere in vuoti stereotipi, dal singolo "If you're not around" a "My funny Palestine" passando per "Return to sender" e "Life". Per riscoprire le assolate spiagge giamaicane di un tempo.

BEAUTIFULL FREAKS. 33 INVERNO 2009. Arturo Bandini
Giunge alla terza fatica la ska band romana, pubblicando “Spaghetti Skank!” per la Raged Records. Dodici tracce che riprendono in pieno le cifre stilistiche del genere: fiati, cori e ovviamente ritmo in levare. I testi
sono in inglese, e tra brani sonoo presenti strumentali e cover, come, “Alley Pang2 degli Skatalites e “Just Keep it up” di Lee Scratch Perry. Come richiesto dalla tradizione, il livello tecnico risulato buono. Tra gli
strumenti è presente anche un'armonica a bocca, che concferisce quel tocco di spaghetti western evocato dal titolo e dalla graifca del CD. Insomma, un disco con tutti i crismi che gli amanti dello ska e del rocksteady non dovrebbero avere problemi ad apprezzare. Per tutti gli altri la controindicazione è sempre la stessa: le tracce scorrono sempre troppo uguali.

 lL MUCCHIO. FDM Febbraio 2009. Giorgio Sala

Come si sta cinque anni senza far uscire un disco? Di questi tempi par di capire abbastanza bene, a giudicare dall’esperienza dei capitolini Shots In The Dark. Con un demo e un disco all’attivo infatti i Nostri
han tenuto circa 200 concerti in tutt’Italia dal 2003 al 2007, e solo in tempi recenti è maturata l’idea di dare un seguito a quanto già registrato. Ecco spiegata la genesi di “Spaghetti Skank!”, un album che non si
discosta dalla matrice ska original che da sempre è il marchio di fabbrica del gruppo. Un lavoro in controtendenza, che non concede niente alle ibridazioni moderne della musica in levare e che per questo
sembra addirittura più coraggioso di chi insegue il melting pot a tutti i costi. Ottimo il lavoro svolto da Francesco Tosto che, oltre a suonare la chitarra, ha curato tutte le musiche, un lavoro che possiamo
apprezzare al massimo negli strumentali, uno su tutti “Alley Pang”. La voce di Alberto Caci si destreggia bene tra l’idioma, inglese, e le melodie mai troppo sguaiate, diventando a tutti gli effetti uno strumento in più
negli Shots In The Dark. Non v’è dubbio che questi brani rendano molto meglio live con il pubblico che balla, ma “Spaghetti Skank!” non si riduce a un breviario a uso e consumo degli adepti della band. E visti i risultati
per favore non fateci aspettare fino al 2013!

MARTEMAGAZINE. Febbraio 2009. Federica Cardia.
MUSICA- Ero già rimasta piacevolmente colpita da "Shots from the ghetto!", 17 tracce di ska puro, forte e dirompente, che ripercorrono la storia musicale jamaicana, dai classici di Bob Marley e degli Skatalites a
brani più legati alla tradizione. Un disco bello e di facile ascolto senza dubbio, ma ancora acerbo, sperimentale, senza un preciso disegno preliminare.Oggi il gruppo capitolino che si fa chiamare Shots in the
Dark ci regala la compiutezza di Spaghetti Skank, pubblicato con l’etichetta Raged Records, che sembra arrivato proprio a completare e arricchire il lavoro precedente. Nelle 12 tracce, sempre rigorosamente in
inglese, è ancora forte il legame con lo spaghetti western e con i ritmi giamaicani, ma non sono estranee le sonorità del foundation ska & rocksteady riviste in chiave moderna e influenzate da sonorità soul e rhythm and blues. Sono otto i pezzi originali, mentre i restanti quattro appartengono alla tradizione classica dello ska e del rock’n roll: tra le cover spicca senza dubbio la versione di “Return to sender”, che di certo non offende la genialità di Elvis Presley. Ritmi in levare: questa la parola d’ordine, mai tradita per tutta la durata del disco. Si parte con un pezzo
strumentale che nelle sonorità decisamente western richiama direttamente il titolo dell’album, "Spaghetti Skank", in tipico stile rocksteady e con ottime performance della sezione fiati. I brani si susseguono poi compatti, incatenati reciprocamente, non ci sono forzature né salti stilistici azzardati: l’intento è divertire, far ballare, scatenare il movimento, come dettano da sempre le leggi dello ska. Primo in classifica è, per me, il
brano “Life”, urlato e irriverente quanto basta che dichiara “people wish they go to heaven, but I would keep my feet on earth!”. Da elogiare anche l’artwork del disco, in perfetto stile western.
 

RUMORE. Marzo 2009. Paolo Ferrari, (in Privè e Playlist)

ROCK IT. Marzo 2009. Ilaria Montagni
Non è facile fare un buon disco reggae/ska, c'è il rischio che gli Spaghetti Skank risultino ripetitivi alle mie orecchie, come uno tanti lavori "modesti" che ho sentito ultimamente. Per fortuna i miei pregiudizi cadono di
fronte ad un prodotto di buon livello che offre spunti davvero interessanti. Primo fra tutti il fatto di avere come caratteristica dominante l'estemporaneità propria del jazz, con una capacità di improvvisare temi e ritmi che lascia davvero stupiti. Senza ovviamente perdere un gusto pop di fondo. La canzone che più di tutte colpisce è "In The City", con in finale una citazione da "Il Buono, il Brutto, il Cattivo". Il cd ha però un unico,
grandissimo, difetto: la pronuncia in inglese proprio non va. Non si avvicina neanche all'americanojamaicano e il risultato è poco credibile, troppo maccheronico. E' consigliata qualche lezione con un'insegnante
madrelingua.

AUDIODROME. Marzo 2009. Michele Giorgi .3/5
Nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dal precedente Shots From The Ghetto!, gli Shots In The Dark non sono di certo restati in ozio, al contrario hanno calcato i palchi di tutta Italia, spesso dividendoli con nomi
del calibro di Skatalites, Laurel Aitken, Derrick Morgan, Johnny Clarke e Bad Manners, tanto per citarne alcuni. A differenza di molti, troppi, gruppi similari completamente privi di una qualsivoglia credibilità o –
peggio - impegnati a tentare qualche improbabile crossover con il suffisso ska, i nove musicisti romani fanno propria la migliore tradizione e la interpretano con convinzione e buona personalità, così da superare anche i
possibili pregiudizi e dubbi dei non adepti. La formula segreta per la buona riuscita del lavoro è riassumibile in poche e stringate parole: padronanza del linguaggio in levare, abilità nel declinarlo nelle sue varie
sfumature (roots, rocksteady, ska, reggae), indubbia tecnica individuale dei singoli musicisti e, su tutto, la capacità di scrivere brani fluidi e coinvolgenti cui è davvero difficile resistere. Insomma, tutto concorre a far di
questo Spaghetti Skank uno degli album ska più convincenti e riusciti prodotti ultimamente in Italia, tanto più che l'inserimento di una sottile e ficcante vena western, mai troppo invadente, offre all'insieme un sapore
speziato decisamente accattivante. L’alternarsi di brani cantati e strumentali, cui si aggiungono quattro cover, movimenta il tragitto e contribuisce a rendere vario il panorama, il tutto al servizio di un album che non sembra proprio avere momenti di stanca. Di sicuro non spicca l’innovazione, né si sta ovviamente riscrivendo la storia della musica in levare, ma al contempo ci si trova alla presenza di un lavoro di genere
scritto e realizzato con assoluta passione, nonché con una encomiabile cura per i particolari. Se amate il genere, aggiungete una stella e recuperate immediatamente Spaghetti Skank.

NERDS ATTACK. Marzo 2009. Andrea Di Fabio.
Capita a volte di comprare un disco e lasciarlo nel lettore per parecchio tempo, ma più passano i giorni e più le possibilità che subentri la noia aumentano. Questa legge universale ovviamente non ha nessun corso nel
mondo dei grandi dischi e ‘Spaghetti Skank’ fa parte di questa categoria. Uscito ad Ottobre il CD degli Shots In The Dark governa in maniera dittatoriale da 6 mesi il mio impianto hi-fi relegando i cofanetti dei Bad
Manners e addirittura di Desmond Dekker al ruolo di poggia-bicchieri. Gioisca il re dello ska che finalmente ha trovato dei validi successori sul suolo italiano. Gioiamo noi romani che oltre alle validissime scene indie,
rock e punk forse stiamo iniziando ad averne una ska. O per lo meno adesso sappiamo che c’è un capostipite. Ska original e skinhead reggae in stile anni ‘60, quello che attingeva dalla musica nera ( o si dice
abbronzata?) tutta la sua forza vocale ed i cui musicisti potevano essere paragonati a qualsiasi spocchioso jazzista con la sola differenza che quelli jamaicani facevano ballare la gente per ore ed ore sotto il sole.
L’ensemble romano aveva già sparato delle ottime cartucce con la precedente uscita e sembrava difficile fare di meglio per un gruppo del genere, ma con quest’ultima mi hanno sorpreso sul serio soprattutto per la
maturità che hanno raggiunto nel sound, nella composizione e nel modo in cui mischiano il tutto con elementi western che danno un certo retrogusto morriconiano. Dodici tracce con un tiro micidiale, una timbrica soul calda come poche ed un groove dato da una brass session senza pari nello stivale. Ma oltre all’aspetto musicale l’intelligenza di questa band si nota anche nei testi che non sono le solite banalità da frakkettoni tipo “daje famose le canne, s’annamo a divert’ nannì nannì”, ma vengono affrontati temi di
protesta con una tale rabbia da far venir voglia di cantare con le braccia al cielo. Il disco migliore uscito nella capitale da molto tempo a questa parte. Un consiglio: se vi siete stancati di cercare di capire come si balla
l’indie-rock provate a passare ad uno dei loro concerti. Vi verrà tutto spontaneo.

SUPERLFLY. APRILE/MAGGIO 2009. Alberto Castelli.
Meno male che ci sono ancora dischi come questo. Così sinceri, così coinvolgenti, così semplici e sopratutto così credibili. Direte: in fondo gli Shots in the dark non fanno nulla di nuovo, seguono l'inossidabile e
possente ritmo dello ska, riprendono certe atmosfere da spaghetti western e dialogano con quella sensazione che da sempre avvolge e pervade certa musica da strada. Si, è così: e allora? E comunque fanno tutto questo con tecnica, passione e stille, Hanno quell'entusiasmo proprio dei gruppi che da un lato sono giovani, ingenui se volete, ma che allo stesso tempo, proprio come accade con i veterani più esperti e stagionati non hanno nulla da perdere. Così, i fiati soffiano forte, c'è una bella armonica suonata
perfettamente da Marco “Vitello” Marinelli, che a volte sovrappone il ritmo in levare con le dodici battute del blues, la batteria che picchia leggera, le tastiere che ondeggiano e la chitarra che gratta e sopratutto ci sono
canzoni che scorrono leggere e solari, dolci ma a volte anche rabbiose. Cose come Return to sender, Rising! , Alley Pang, riuscita rilettura di un tema dei gloriosi Skatalites.