RECENSIONI - BRUTTI SPORCHI E CATTIVI

RUMORE - ROCCO CORBO. FEBBRAIO 2010 - 7

A quattro anni di distanza da "Uonna Club" tornano i Klaxon, storica punk band romana del quartiere Centocelle. "Brutti, sporchi e cattivi" è il manifesto di un gruppo che dopo anni di silenzio e alterne fortune è riuscito a trovare stabilità e compattezza, senza mai perdere la voglia di gridare forte e chiaro il proprio disagio verso una condizione attuale più che mai preoccupante. "E' tutto l'oro quello che luccica" è un inizio fulminante con uno slogan che non ti molla più, come la melodia tesa di "Polvere". Da manuale i numeri ska-rock di "Canzone retorica" e "Frammenti di parenti", il momento più delicato con il tasto più violento. Da segnalare anche il ruggito hardcore di "Anfibio e cresta", storia di ordinaria follia punk. Un buon disco, di ispirata devozione. 

 

 


 

AUDIODROME - MICHELE GIORGI. DICEMBRE 2009

Chi è nato o solamente vissuto a Roma sa benissimo che Klaxon è sinonimo di punk, punto e a capo. Non serve aggiungere molto per descrivere una formazione in giro dal 1978 (con un periodo di fermo a cavallo tra Ottanta e Novanta) e freschi autori di un nuovo album su Raged Record, un lavoro che somma in sé pregi e limiti del punk barricadero in forte debito con i Clash e Joe Strummer, cui viene dedicato anche un brano, “Lettera Per Joe”. I Klaxon anno di grazia 2009 suonano esattamente come avrebbero potuto suonare dieci, venti o trenta anni fa, figli di un punk sincero, venato di ska e rock di protesta, a metà strada tra la Banda Bassotti di “Avanzo De Cantiere” e la vecchia Gang, gente con cui i Klaxon condividono l’approccio e molte delle tematiche trattate, ovverosia la voglia di non arrendersi nonostante i tempi cambino, anche se i problemi sono - alla fine - sempre gli stessi. Non è possibile, d’altronde, accostarsi ad una canzone come “Brutti, Sporchi E Cattivi” senza accorgersi di quanto le immagini dell’omonimo film di Scola (1976) siano perfettamente sovrapponibili a qualsiasi periferia odierna, urbana o dell’impero poco conta. E, allora, tutto torna, compreso l’anacronismo di questi suoni così distanti dall’ora e qui, ma perfetti per spiegare come alla fine, in tutti questi anni, sia davvero cambiato poco o niente. Così, qualsiasi appunto sulla necessità di un album come questo alle soglie del 2010 perde di valore e poco conta se questo disco sia più o meno bello di un altro, se possa attrarre i giovani o se sia solo un biglietto per il treno della nostalgia: è un disco punk e questo è quanto, tutto il resto è relativo e legato alla volontà/predisposizione del singolo potenziale ascoltatore, alla sua voglia di lasciarsi andare e di perdersi ancora dietro ai Klaxon. Il consiglio è quello di farsi un giro in periferia con Brutti, Sporchi E Cattivi in cuffia e lasciare che note e immagini si confondano, magari alla fine i conti torneranno anche a voi...


 

EXTRA MUSIC MAGAZINE - GIUSEPPE CELANO. DICEMBRE 2009

I Klaxon, romani, hanno una lunga storia alle spalle. Esorditi molti anni fa al locale romano Uonna Club partecipano a manifestazioni come il Primo Maggio, suonano al Forte Prenestino e al Leoncavallo di Milano. Dopo varie esperienze al fianco di giganti come i Clint Eastwood e vari dischi, alternati a momenti di stasi, la band si ripresenta oggi con “Brutti sporchi e cattivi”. musicalmente poco si discostano dalle sonorità a cui ci avevano abituato in passato.
L’album esce sotto l’ala protettrice dell’etichetta indipendente romana Raged Records, preceduto dal solido e fortunato singolo “E’ Tutto Loro Ciò Che Luccica” che fa anche da apripista per il disco in questione. Il loro è un punk di denuncia, veloce, senza troppi fronzoli né pretese. I Klaxon sono come li vedi, e non hanno voglia di apparire diversamente. I testi sono intelligenti, sagaci e strafottenti. Suonano duri, staccano e ripartono con molta facilità.
Gli anni passati a suonare dal vivo si sentono tutti, come l’urgenza di comunicare velocemente il loro messaggio, padrona degli strumenti, e piena di idee da vomitare sull’ascoltatore, la band sforna un lavoro solido, onesto anche se ben lungi dall’essere originale. Fra i pezzi più interessanti spiccano “Polvere” e “Basso/Chitarra/Batteria”. Lerci, tiratissimi, corrono dritti per la loro meta senza curarsi di ciò che si lasciano alle spalle. I Klaxon sono tornati, dopo sei anni, con qualcosa da dire. Alcuni episodi sono meno riusciti e prevedibili come “Lettera Per Joe”, ma non si può pretendere che su tredici tracce fili tutto liscio senza nessuna piega. Indubbiamente un disco per amanti del genere che, dal punto di vista musicale, non si smuove di un micron dal classico e ormai l(e)iso punk.


 

ROCK IT - ANDREA LA PLACA. DICEMBRE 2009

"Brutti, sporchi e cattivi" è un disco punk divertente e riuscito, un insieme di canzoni semplici ma ben scritte, con buone melodie e ritornelli trascinanti a far da perno al tutto. Ed il fatto che a scriverlo siano i Klaxon, formazione che data le sue origini nel 1979, è cosa da non sottovalutare. La band capitolina, scioltasi pochi anni dopo la nascita, ha deciso nel 1995 di rinserrare i ranghi per tornare sui palchi ed incidere un disco, "100celle City Rockers". Ed ecco che ora esce il secondo episodio, e di lezioni per i kids ce ne sono a mani piene.

Sciolti e scanzonati nel prendersi le libertà necessarie dal genere, snocciolano una serie di testi che oscillano dall'impegno ("Frammenti di parenti") alla passione ("Lettera per Joe"). Musicalmente i riferimenti al punk degli esordi, i Clash di Strummer, sono solo uno degli elementi che traspaiono nel sound dei Klaxon, che riescono freschi e giovani più di certe band di teenager. Ed il risultato è che il disco si fa ascoltare più e più volte senza problemi, e vi sorprenderete a fischiettare questo o quel motivetto la mattina, allacciandovi le scarpe, a lavoro andando in mensa, in strada mentre cercate riparo dal freddo, ovunque.

Certo i Klaxon non cambieranno la storia, ma nondimeno trasmettono quell'umanità di cui parlava Strummer, vuoi nella voglia di divertirsi, vuoi nello sdegno per l'iniquità del mondo che abbiamo creato, vuoi nella passione che, è evidente, li ha accompagnati tutti questi anni. Un vero piacere, da scoprire.

 


 

TROUBLEZINE - MAX ROZZO. DICEMBRE 2009

Formatisi nella periferia romana nel lontano 1979, i Klaxon raggiungono il trentennale della loro carriera sfornando il terzo album, a 7 anni di distanza da "Vita Agra". Tre soli album in 30 anni si spiegano con il fatto che la band si è presa delle lunghe pause in passato, senza comunque mai sciogliersi: ma se tra questi album puoi però vantare una perla come "100 Celle City Rockers" per i miei conti il tuo piccolo posto nella storia te lo sei già assicurato.
"Brutti, Sporchi e Cattivi", disponibile da ottobre su Raged Records, già dal titolo ci aiuta ad inquadrare la band se ancora non la si conoscesse: gruppo di ragazzacci cresciuti per strada (più o meno da Fuori Legge) che hanno vissuto l'esplosione del punk/hc degli anni '80 (Anfibio & Cresta) maturando poi via via un proprio sound meno furioso e più rivolto al social-combat rock di cui i Clash sono stati gli ispiratori. Non stupisce quindi di trovare allegri e scanzonati momenti di skanking ed altri acustici ed introspettivi.
Da sempre la band si è poi distinta per la "poesia" delle proprie liriche e ancora una volta i romani non si smentiscono: il disco regala infatti una sensazione di grande impegno, sincerità, passione ed umanità.
Un disco per gli amanti del genere (Banda Bassotti, Senza Sicura, Gang, Los Fastidios, Klasse Kriminale...), un disco che sarebbe piaciuto a Joe Strummer, a cui la band si rivolge apertamente con la toccante Lettera per Joe.


 

BLOW UP - DICEMBRE 2009. FABIO POLVANI

Dopo trent'anni seppur con qualche pausa sono ancora in pista: che da un pezzo non è più quella del legendario Uonna Club. Il nome di questi 100 Celle City Rockers ha trovato comunque altre strade per potersi tramandare sino ad oggi. Chiamatela combat rock, street punk, ska punk: la musica di "Brutti, sporchi e cattivi" mostra però una visione flessibile. Vuoi per l'uso della lingua e della canzone all'italiana che culmina con la reintepretazione della Canzone della libertà dei Gufi, vuoi per certi escamotage sonori, (il twan Spaghetti di Canto disperato). Se volete proprio metterli all'angolo i Klaxon saranno onorati di stare dalla parte di Pasolini e Joe Strummer. E' tutto loro quello che luccica è un gran titolo oltre che un grande pezzo. 

 


 

IL VENERDì DI REPUBBLICA - 3 DICEMBRE 2009. LUCA VALTORTA

Se punk old school vi dice qualcosa, allora conoscerete i Klaxon, mitici animatori della scena romana (Centocelle). Questo è il primo cd in sei anni dal loro debutto, nell'84. Per i fan del combat rock più militante, un omaggio a Strummer. 

 


 

MUCCHIO - FDM. DICEMBRE 2009. Federico Guglielmi

Venticinque anni dopo il loro 7" ep di debutto i Klaxon sono ancora in piedi, con tre quarti della formazione dell'epoca, a urlare storie di strada e dissenso non sempre politicamente corretto: una carriera, quella della compagine romana svoltasi abbastanza a singhiozzo - ma con coerenza - tra punk'n roll, oi!, ska e occasionali aperture hardcore. Non fa eccezione questo terzo album che segue di sette anni Vita Agra e di quattordici 100 Celle City rockers: pezzi ruvidi e sgarbati nelle trame strumentali -  due chitarre basso  batteria - così come nelle parole, che in uqlahce caso rivelano potenzialità da inno (ad esempio Lettera per Joe dedicata ai papà Clash, la solenne Canzone della libertà, l'anomala canto disperato dalle inflessioni folk) e che a volte rischiano di cadere nella retorica se non nell'involontaria autoparodia. La scelta di seguire rigorosamente un genere, per di più molto duttile, comporta del resto qualche limite, ma che questi reduci non escano a testa bassa dall'ardua sfida è già un risultato del quale essere orgogliosi. Canuti d'accordo, ma ancora cazzuti. 

 


 

MUSIC CLUB - DICEMBRE 2009 (cartaceo e online). ANTONELLO MANENTI

 

Prima arrivano le mamme. Agguerritissime. Odio questi posti. Una bambina s’è slogata una costola starnutendo e un’altra è cianotica ma il tutu non se lo può togliere: lo spettacolo inizierà tra poco (tre ore), non c’è tempo (tre ore!) per far pipì (tre ore!!), dovevi dirmelo prima (tre ore!!!!!), siamo alle solite (tre ore!!!!!!!) piccola puttana ingorda (no, questo la mamma non l’ha detto). La bambina dallo starnuto pesante mentiva. Alle madri non sfugge niente. Ora ha la mascella slogata: colpa della sberla che l’ha costretta all’abiura. Poco male. Senza mascella si può ballare. Senza costole no. I lanzichenecchi con la borsetta si fanno strada per poter incitare le loro figlie col culone sguarato su una sedia in prima fila. Poi, verso le nove del mattino, arrivano gli espositori. Onore al merito della mia ragazza: m’ha fregato alla grande. È domenica e sono al MiDanza. La domenica è la licenza poetica che fa rima con dormire. Non versifica con “fiera”, “Milano”, “guidare la macchina”. Tutt’al più ha qualche assonanza con “cucinare”, “scopare”, “sonnecchiare”, “rotolarsi”, “divano”, “sorseggiare”, “camino”, “mangiare”. Mi chiedo cosa ci faccio io in mezzo a ‘ste fighe di legno automizzate imburrate di rossetti e creme anti rughe. La copertina dell’album è un autoritratto di loro da molto giovani ma più che un valore documentale in senso letterale direi che è l’istantanea imperitura di un intento, di una vitalita: il manifesto dell’umanità cantata dai Klaxon. Brutti, sporchi e cattivi serve in casi come questi a farti capire perché, nonostante tutto, il genere umano non è ancora imploso in una nana bianca di sbroda infeconda, profumata, insipida e oleosa come i cosmetici che oliano le tare mentali degli umanoidi che mi trovo accanto in questo momento. Qual’è l’aspetto del nostro comportamento che noi riteniamo specificatamente umano? Si chiedeva Philip K. Dick. Chi ci salverà dal populismo e dalla tecnocrazia massmediatica totalitaria? Giovani brutti, sporchi e cattivi, “troppo stupidi per leggere, troppo annoiati e irrequieti per stare a guardare, troppo occupati con se stessi per ricordare. Non possono essere corrotti, perché quello che vogliono possono costruirselo, rubarlo o comunque procurarselo in chissà quale modo bizzarro e contorto. Non possono essere intimiditi perché nelle strade e a casa hanno assistito e partecipato a tali e tante violenze da non spaventarsi più di niente. Se c’è qualche pericolo spariscono per un po’, se non possono scappare resistono.” Con quest’album (punk/ska/affini) i Klaxon (punk rock dal 1978) non dicono che questo (e lo dicono molto bene). Ed ora di tutte queste cosine sgarlettanti mi sono un po’ rotto. “Ed ora le esibizioni dei gruppi classici e neoclassici categoria juniores”. Ed ora salto sul palco e gli disordino le clavicole a pogate.

 

 

http://www.musicclub.it/musicclub/jsp/rubriche/default_one.jsp?id_rubrica=12391829501970&id_numero=12599195756800&id_testo=12599218349830

 


 

ALIAS, IL MANIFESTO - 27/11/09. R.PECIOLA

Brutti, sporchi e cattivi segna il ritorno sulle scene della punk band romana. Il terzo lavoro sulla lunga durata (a cui vengono aggiunti un ep ed una raccolta) della formazione di Andrea Morelli, Lorenzo Tovoli e Fabrizio Ferraro - insieme fin dagli inizi - a cui si  aggiunto il chitarrista Roberto Moschetti, li vede riproporre il sound che li contraddistingue da sempre: punk e ska a mille all'ora con testi militanti che non fanno sconi a niente e a nessuno. Chi ama il genere troverà pane per i propri denti. 

 

 


 

LOVE HATE 80 - DICEMBRE 2009

L


ROCK SOUND - NOVEMBRE 2009

 


 

ROCKAMBULA – 24/011/09. Riccardo Verrochi

Ecco tornare dopo ben sei anni di pausa dalla scena i Klaxon, storica band di riferimento della scena romana attiva dalla fine dei mitici anni 70 (1978) e tornati con un disco (pubblicato dalla Raged Records - records.raged.it), "Brutti, sporchi e cattivi", in perfetto stile 100CelleCityRockers!
Sin dagli esordi il loro verbo è stato quello di "trasportare la rabbia della strada nelle corde degli strumenti" ed anche in questa occasione si può dire che ci sono riusciti alla perfezione: musica di impatto dai testi incazzati contro il potere ed il malaffare della brutta politica, la guerra (permanente) e le bombe annesse; che parlano di periferie degradate ma comunque teatri di vita e di esperienze quotidiane, lotte (proletarie), futuro (indefinito), libertà (negate)...tutto sorretto da un classico street punk oi! ska punk rock , cori, boots, creste, basso/chitarra/batteria: si tratta insomma di tutti gli ingredienti che caratterizzano da sempre i Klaxon, dentro e fuori lo studio, sopra e sotto il palco!
Tra le tredici tracce c'è un omaggio all'indimenticato ed indimenticabile Joe Strummer ("Lettera per Joe"), vero ispiratore per milioni di rockers di tutto il mondo, e la cover di "Canzone della libertà" dei Gufi, gruppo folk militante degli anni 60, che riprende la tradizione del canto sociale e politico italiano.
I Klaxon con "Brutti, sporchi e cattivi" dimostrano che il punk di strada/della strada/dalla strada è davvero intramontabile perché serve, ancora oggi, a denunciare soprusi e ad inneggiare alla lotta per un mondo migliore...grazie per essere tornati, Klaxon! E grazie per averceli riportati cara Raged Records!!!

 



Ondalternativa – novembre 2009. Silvia Eufemi

A distanza di sei anni dal loro ultimo LP , "Brutti,sporchi e cattivi" segna il ritorno dei Klaxon sulla scena. Un album questo decisamente maturo ( per forza di cause ) della band ,che diventa il ritratto in suoni e voce della realtà contemporanea.

E se l'oi! datato '77 è ormai old school e le tematiche affrontate dai Klaxon dovrebbero sembrarci anacronistiche,sono invece più attuali che mai:l'oi è stato reso più rockeggiante; si canta di un futuro di cioccolato, povero in tutti i sensi, "di questa povertà che è vita" della quale ne è "stata fatta una ragione" perchè "Fame!Lavoro!Pace!sono le parole magiche che ingrassano i canti dei padroni gullari" (Canzone Retorica) in E' Tutto Loro Quello Che Luccica ,singolo che ha preceduto l'uscita dell'album. Tra le novità quindi si torna sempre al passato : povertà,schifo per la politica,guerra,anfibi & creste ,ieri e oggi,rapporto che i la band capitolina ci sottolinea con la cover di Canzone Della Libertà dei Gufi,brano che pur risalendo agli anni '60 riesce ad appartenere in parte ,o in un modo diverso, anche noi grazie alle sonorità più veloci e secche ed alla voce sempre "cattiva" di Lorenzo.

I Klaxon sono tornati,tutt'altro che passivi ,come non sono mai stati, ma sinceri ,come sono sempre stati : brutti,sporchi e cattivi,"perchè la vita và cosi".


 

PUNK4FREE - NOVEMBRE 2009. Pierkna

  Per la serie anche i vecchietti fanno ohohooo, direttamente dalla capitale, dove e' cosa nota e risaputa, ogni suo singolo abitante e' dedito a tempo pieno, all'antica arte dell'arraffo, ecco a voi, manica de froci cor botto e gentili donzelle, sulle pagine si sto tugurio informatico, con "Brutti, Sporchi e cattivi", i Klaxon.
In pista dal lontano '79, i rockers capitolini, sono lungidi dal tirar le cuoia, festeggiando la trentina con una nuova iniezione di carica vitale: un nuovo album, prodotto dall'etichetta Raged Records che racchiude un'ulteriore prova della loro perseveranza e voglia di comunicare. 13 tracce in cui si intrecciano due anime, a mio parere, una maggiormente nostalgica es antica, figlia della loro gioventu', dell'ondata del '77 ed una piu' matura ed italica, con sonorita' calde e incalzanti.
Forti delle influenze di gruppi come Stiff Little Fingers e dei Clash sia musicalmente che dal punto di vista tematico ed esplicitamente grati a Joe lo strimpellatore, mescolano abilmente le suddette melodie d'Oltre Manica, con elementi propri, adattando con abilita' il risultato ottenuto alle loro caratteristiche.
Buona, e' sicuramente la registrazione, accurata nei minimi particolari, che esalta facilmente la struttura compositiva, matura e ben ragionata, complice l'elevata tecnica profusa.
Alto e' anche il livello delle tematiche affrontate, forte l'ironia, aspra ed acuta nel svelare e denudare i misfatti piu' truci, l'intera societa' viene rivoltata e derisa fin negli aspetti piu' semplici, come il comune rapportarsi, passando poi a questioni generali e maggiormente sociali, esaminandole sempre attraverso una prospettiva critica.
L'intero cd merita sicuramente un ascolto completo, supportato anche dalla numerosita' dei singoli buoni episodi che sono sapientemente collocati qua e la per mantenere costante l'attenzione dell'ascoltatore, risulta inoltre facilmente digeribile e puo' essere degustato da un pubblico ampio, non piu' solamente di "nicchia", grazie a messaggi si espliciti e senza compromessi, ma al tempo stesso facilmente codivisibili e identificatori.
Un punto sul quale invece, mi sentirei di apportare delle critiche e' la ripetizione esagerata di alcuni ritornelli, il cui continuo riproporsi mi infastidisce un poco, facendo perdere a mio avviso il significato desiderato, svilendolo a lungo andare.
Cosi' come un'altra cosa che mi rende perplesso, e' il timbro vocale pulito che a tratti compare galeotto, risuonando un po' fuori luogo, in stile itagliota classico, per intenderci, comunque sempre opinioni personali, sicuramente discutibili.
I pezzi che maggiormente ho apprezzato sono "E' tutto loro quello che luccica" traccia iniziale, risulta a conti fatti una delle migliori, segue "Basso - Chitarra - Batteria", la nostalgica ed emozionale "Polvere", con "Anfibio & cresta" respiriamo atmosfere da rapina alla diligenza, sullo sfondo una epica sbaraccata ad un concerto, buona anche "Fuori legge": necessita' di rimanere fuori dal coro.
Un buon lavoro complessivamente, si puo' essere molto gai per la sorpresa che ci hanno serbato riuscendo ad incuriosire anche chi, come me, aveva sentito poco o niente di loro, che altro dire: la vita e' breve gente, approfittatene, donatemi le vostre misere fortune che vi condannano alla sicura perdizione eterna e partite raminghi, il mondo e' vostro!
 


SOW DUST -  novembre 2009. Enrico Rattazzi

Tornano i “100 celle city rockers” dopo ben 7 anni dal loro ultimo LP “Vita agra” rimanendo fedeli alla formula che li ha visti crescere e combattere durante tutti questi anni.
Chiamiamolo combat rock, chiamiamolo street punk , i nostri Klaxon fanno il loro sporco lavoro proponendoci 13 tracce dai temi socio-politici contro guerra, razzismo e oppressione a favore della libertà e della giustizia come da migliore tradizione Clash. Lorenzo (voce & chitarra) possiede una particolare vena poetica nel comporre testi, che non sempre risultano di facile comprensione ma che neanche possono risultare banali a chi si nutre di punk rock stradaiolo e disobbediente. L’album si apre con “E’ tutto loro quello che luccica”, un singalong contro lo strapotere dei capi e dei padroni e prosegue con “Canzone retorica” un prezzo dalle venature ska, che ritroveremo anche in “Frammenti di parenti”.
La protesta prosegue trovando anche il tempo per alleggerire (di poco) l’atmosfera ed ecco che parte “Anfibio e cresta” che racconta di un aneddoto forse realmente accaduto a due componenti del gruppo citando ferrovie, alcol e concerto con rissa.
Da segnalare anche “Lettera per Joe”, una confidenziale canzone sul beniamino dei quattro romani, “Canzone della liberta”, cover dello storico gruppo milanese de “I gufi” (oltre al messaggio di libertà espresso nella canzone, questa scelta va contro ogni campanilismo!) e la title track “Brutti, sporchi e cattivi”, arrangiata con più strumenti, che chiude l’album egregiamente con la speranza di risentire presto i Klaxon più in forma che mai.
 


RUDENESS E COSTA NORD SKINHEADS – novembre 2009. Thattari Herbert  

Il ritorno dei Klaxon sulla scena è la degna conclusione di un'annata decisamente positiva. Lo storico quartetto romano ritorna infatti con un grande lavoro, degno prosecutore delle precedenti uscite.
Tecnicamente il gruppo è come al solito sopra la media. Ottima ritmica, ottimi assoli, ottimi fraseggi vocali. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti. Ma ciò che veramente li rende superlativi non è tanto la loro capacità di essere veramente "street rock", perchè tutti conosciamo la loro storia. I Klaxon diventano insuperabili quando, più che parlare di storie vissute, superano la realtà e si aprono al sogno. Ecco, in quelle circostanze la loro musica diventa poesia.
Li ho amati in 100celle City Rockers e continuo ad amarli quando ancora mi fanno capire che oltre alla vita di tutti i giorni c'è una speranza, una prospettiva di cambiamento. A parer mio, a differenza di Vita Agra questa loro vena esce maggiormente fuori nell'ultimo lavoro, anche se giustamente dedicano un largo spazio alle tematiche sociali, affrontate appunto nella title track come nel primo singolo "E' tutto loro quello che luccica".

La marcia in più di questo lavoro risiede,comunque, in pezzi come "Basso/Chitarra/Batteria", "Polvere", "Reset", "Fuori legge" e "Canzone di libertà", dove i nostri eroi capitolini riescono veramente a materializzare emozioni come solo loro sanno fare.

Insomma, un lavoro con i fiocchi, un ritorno in grande stile che colpisce ed emoziona, un esempio da seguire per tutti i giovani che, a distanza di quasi 30 anni, credono ancora che lo street punk abbia qualcosa da dire.
Ben tornati!

 


DIEZEITGEIST – novembre 2009. Thierry Bignamini

Brutti sporchi e cattivi è il perfetto riassunto delle tendenze e degli stili del punk in Italia negli ultimi 30 anni.
I Klaxon sono senza dubbio una delle band seminali nella scena italiana - essendo nati nel 1978 - ma non sono la classica band monumento che continua negli anni a riproporre sempre la stessa cosa.
Salvo una pausa di pochi anni alla fine degli ‘80, infatti, l’attività dei Klaxon non si è mai interrotta permettendo loro di essere sempre in contatto con la scena ed in generale con la contemporaneità.
Solo da questo contatto, da questa presenza costante possono nasce dischi come Brutti, sporchi e cattivi: da un lato classici (sin dal titolo, in questo caso) e dall’altro assolutamente attuali.
Brutti, sporchi e cattivi si apre con il potente hardcore punk di E’ tutto loro quello che luccica, il primo singolo, ma già con il secondo brano si capisce che non si tratta di un album monocorde: Canzone Retorica è - infatti - uno ska-core perfettamente inserito in quella tradizione anni ‘90 rappresentata in Italia da nomi come Punkreas, Persiana Jones e Shandon.
I due brani successivi riportano le atmosfere allo street punk più classico: Polvere, in particolare, ha la caratteristica di unire alla perfezione una strofa ruvida e difficile, inascoltabile per chi non sia almeno un po’ avvezzo al punk più grezzo, con un ritornello dalle armonie quasi pop, il classico aggancio cantabile che si attacca al subconscio dell’ascoltatore tornando in superficie quando uno meno se lo aspetta.
Il tempo di un omaggio al padre di tutti i punk eclettici (Lettera per Joe) e comincia l’hardcore melodico di Reset: uno dei brani più belli dell’album, con un testo tra i più complessi ed un’interessante amalgama tra le due voci del gruppo: una più melodica contrapposta ad una più urlata e sgraziata.
Con Anfibio e Cresta ci si trova catapultati direttamente all’inizio degli anni ‘80, con un brano decisamente grezzo, caratterizzato da un ritornello al limite dell’Oi! e da inserti di country ferroviaro inaspettati.
Tra i brani successivi fa piacere segnalare Frammenti di Parenti (tra i brani migliori) che accoppia uno dei testi più duri, impegnati e al tempo stesso poetici del disco con una base musicale ska-core venata di reggae e di folk; Canto disperato e la dura title-track, infarcita di citazioni pasoliniane (ricorrenti, in realtà in tutto l’album).
Brutti sporchi e cattivi è un disco di genere, da evitare accuratamente se non si ama il punk rock duro e puro, ma davvero interessante per tutti coloro che abbiano almeno un po’ di familiarità con il sound di band come Clash e Ramones ma anche con quello della Banda Bassotti dei Punkreas o delle band dell’ondata punk degli anni ‘90: dall’hardcore newyorkese fino allo ska-core italiano e spagnolo.
Una delle caratteristiche più piacevoli del disco, al di là del mero dato musicale, è l’alternarsi di testi immediati, grezzi e spontanei, tipici di una tradizione proto-punk, con altri molto più lavorati, poetici (a volte al limite dell’ermetico) quasi riconducibili al grande insieme del cantautorato (inteso ovviamente in senso molto lato).
Klaxon - Brutti, sporchi e cattivi - Raged Records - 2009
Thierry Bignamini

 


ONDA ROCK – novembre 2009. Francesco Nunziata

A sette anni di distanza da “Vita agra”, loro ultima fatica discografica, i Klaxon tornano a far sentire la loro voce “contro” con “Brutti, sporchi e cattivi”.

Attivo fin dal 1979, il quartetto romano non sente il tempo che passa e continua a macinare punk/combat-rock come se niente fosse, mai dimenticando la passione per i Clash - una passione lunga una carriera, anche se i tempi non sono più favorevoli come una volta o, semplicemente, non lo sono mai stati (“Lettere per Joe”).

Un disco per gli appassionati del genere, che non dice niente di nuovo ma che, nondimeno, mostra una buona dose di sincerità. Insomma, una musica impegnata, aggressiva ma senza esagerare, strasentita (“E’ tutto loro quello che luccica”), con un po’ di Sex Pistols digeriti e riproposti sotto mentite spoglie, magari con una citazione di sfuggita, un piccolo appiglio “letterario” (“Reset”).

E, naturalmente, la retorica un po' la fa da padrone, nonostante la voglia di divertirsi sia sempre al primo posto (lo ska di “Canzone retorica” o quello di “Frammenti di parenti”). In fondo, serve poco per sentirsi fuori dal coro e additare questo e quell’altro (“Basso/chitarra/batteria”), perché nella corsa al progresso senza limiti, il rischio è quello di restare con una manciata di polvere in mano (“Polvere”). E, allora, meglio prepararsi anche alla lotta dura&pura (“Anfibio e cresta”), meglio essere pronti ad essere dei “Fuori legge”. Il messaggio, in fin dei conti, è che bisogna saper dire “No!... Non ci sto!”.

Ok, ci penseremo. Ma, nel frattempo, non mi sono innamorato di loro. E non è che non mi girino i cosiddetti dinanzi a questo mondo di merda. Anzi!

 



LAMETTE - novembre 2009. Simone Lucciola

Confesso che l'attesa per questo disco da parte del sottoscritto era grande, e altrettanto grandi le aspettative, vista la caratura del gruppo. I Klaxon di Brutti, sporchi e cattivi non deludono. Dopo un 7'' che ha fatto la storia del punk italiano degli anni '80, un capolavoro assoluto ("100Celle City Rockers"), un secondo album francamente interlocutorio ("Vita agra") e una fondamentale raccolta con inediti ("Uonna Club"), la leggendaria band capitolina torna alla ribalta con un nuovo full-lenght che coniuga la poesia urbana dei loro momenti migliori con suggestioni musicali raffinate e mature. Il punk-rock si prende la parte del leone, seppur mixato con molta melodia e qualche tappeto ska ben calibrato. Volendo, "Brutti, sporchi e cattivi" potrebbe essere un concept sulla crisi economica, ma anche - più in generale - sulle difficoltà della vita per chi non è nato nella stanza dei bottoni, e non ha intenzione di fare marchette per guadagnarsene la porta d'ingresso a spintoni. Pasolini convive con atmosfere alla Sergio Leone e con il consueto combat rock alla Clash, in 13 episodi che si distinguono per l'accuratezza degli arrangiamenti, e che nella maggior parte dei casi si inchiodano nei timpani.

Momenti come l'opener "È tutto loro quello che luccica" - già lanciato come singolo online - "No!... Non ci sto" e la hardcoreggiante "Anfibi e cresta" ricordano direttamente "100Celle City Rockers", mentre pezzi più elaborati come "Polvere" o la title track sono probabilmente quanto di meglio i nostri abbiano mai sfornato in assoluto. Non mancano un tributo a Joe Strummer ("Lettera per Joe") e una cover inaspettata e inusitata ("Canzone della libertà", originariamente un singolo del 1968 della beatnik band nostrana I Gufi). Nessuna traccia dei fiati che occupavano gran parte dei solchi di "Vita agra" (se non nell'outro strumentale).

Un disco piacevolissimo già al primo ascolto, ma che vi consiglio di far girare e rigirare fino a consunzione del laser, perché va fatto decantare come un liquore. Abbiatelo assolutamente, è un must.
 

 


 

 

STORIE MALATE. OTTOBRE 2009. RUDINO

Dopo qualche anno di digiuno discografico, ma continuando a cavalcare i palchi di tutta Italia, torna la storica band romana: i KLAXON che da più di vent’anni fà battere i “cuori poganti”. E’ infatti uscito in questo mese il loro ultimo lavoro: “BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI” edito dalla Raged Records, etichetta indipendente capitolina. Un disco che sicuramente non deluderà il pubblico che ha sempre amato questa band e una buona partenza per i neofiti che non li hanno mai ascoltati!... il sound che ci propongono non si discosta molto dai lavori passati, ovvero un Punk/Rock che affronta di petto i temi e le problematiche della modernità, con il solito spirito ribelle di una ventina di anni fà ma con la capacità che li ha sempre contraddistinti di fare della loro musica e dei loro testi una poesia!

Partendo dal booklet troviamo 4 pagine in bianco e nero con i relativi testi. Le tracce che compongono questo disco sono 13 (di cui una è una cover) per 45 minuti di musica.

La prima traccia è “E’ tutto loro quello che luccica”... “lirica” che avrete avuto modo di ascoltare in rete da fine maggio poiché è il singolo di debutto. E’ davvero difficile poter dire quale siano le mie preferite ma sicuramente tra quelle canzoni che mi hanno colpito di più potrei nominare: “basso, chitarra e batteria”, “polvere” (una critica alla frenesia di oggigiorno, una “lotta” per rimanere al tempo con il progresso...per non perdere nessun “granello!”) oppure “Lettera per Joe” che sicuramante farà venire i lacrimoni a qualche fan dei Clash, senza dimenticare poi “Anfibio & cresta” che con un coinvolgente ritornello ci narra l’avventura di due ubriaconi  “crestati” che inevitabilmente finirà in “cagnara!”. Insomma tirando le somme è davvero un buon disco che rimane impresso sin dai primi ascolti.. indicato per voi kids che siete: BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI, ma sempre meglio di quell’ipocriti in doppio petto!


PUNKADEKA. OTTOBRE 2009. DEVIL 

E' passato del tempo dal loro ultimo lavoro, eccoli di rientro con questa sferzata di Combat Rock e non solo, come solo loro e pochissimi altri in italia sanno suonare...amo i KLAXON e non solo per la loro Musica, se l'attitudine conta ancora qualcosa in questo mondo italico pieno di piccole band arrogantelle che credono di aver sfondato, certamente i timpani e anche i C. cari ggggiovani avete ancora molto da imparare e oltre all'umilta' vi basterebbe solo ascoltare. Comunque: i KLAXON, con il loro stile hanno centrato ancora al cuore e se non ci credete, ascoltate 'Brutti, Sporchi e Cattivi' e ne riparliamo. 14 tracce che questa volta escono per raged Rec, piccola label romana che si sta muovendo gia' da un bel po' nel panorama underground, all'attivo gia' diverse produzioni anche molto interessanti.

L'uscita è stato anticipato dal singolo che da il titolo all'intero album e gia' dalla sua diffusione è stata molta l'attenzione e l'attesa per l'uscita dell'intero lavoro che non vi deludera'.
E' interessante notare come nei testi riescono a fotografare questo peridodo storico che stiamo vivendo, la guerra, il razzismo, l'odio, la disgregazzione della societa' per ideali che riportano al tempo del vitello grasso in oro massiccio da adorare e guai a chi si chiede il perchè, insomma non è certamente facile essere testimoni del proprio tempo e trasportare tutto in poco piu' di mezz'ora di musica.

Il loro background non è certo da ignorare, chi è cresciuto sotto l'ombra dei CLASH e del suo mentore JOE STRUMMER non puo' non aver preso questi insegnamenti e fatti propri, in effetti non ascolterete i CLASH o JOE STRUMMER ma i KLAXON, che con questo loro nuovo album sono riusciti ancora a trasmettere 'Gioia e Rivoluzione'...Bentornati KLAXON, vi aspettiamo nella strada a cantare a squarciagola questi nuovi inni alla liberta' pronti per scrivere una 'Lettera per JOE' ancora insieme a voi. 


NERDS ATTACK – 17/10/09. MARCO CASCIANI

Dopo uno stop lungo sei anni, gli storici Klaxon escono dalla loro amata romana Centocelle e tornano in pista con ‘Brutti, Sporchi e Cattivi’, ovvero punk allo stato puro. Pubblicato dall’etichetta indipendente Raged Records, il disco è stato anticipato dall’uscita sul web del primo singolo ‘È tutto loro quello che luccica’ ed ha riscosso grandi attenzioni soprattutto tra gli amanti del genere e tra chi li ha seguiti fin dai primi anni. In quei tempi (d’oro) infatti, il punk era sincero e non contaminato da forze che ostacolavano l’attitudine di band giovani che volevano esprimere la rabbia verso una società sbagliata. Oggi sono pochi quei gruppi che si salvano da questo processo di superficialità devastante, perciò sui Klaxon si fa ancora molto affidamento. ‘Brutti, Sporchi e Cattivi’ però è solo un ritorno: una certezza della loro presenza, un punk tirato, veloce, aggressivo con testi impegnati e a tratti poetici. C’è lo ska, l’Oi, e a volte l’hardcore come in ‘Anfibio e Cresta’. Ci sono tracce più melodiche del solito come ‘Basso/Chitarra/Batteria’, c’è la canzone/dedica ai padri ispiratori che è ‘Lettera Per Joe’ e c’è un nuovo bel pezzo, ovvero la title track ‘Brutti, Sporchi e Cattivi’. Un disco da avere quindi: non aspettatevi pezzi come ‘100 Celle City Rockers’ o ‘Come Voi’ ma semplicemente musica punk sincera e diretta come pochi ancora sanno fare. 


 

MARTE MAGAZINE - 28/10/08. FEDERICA CARDIA

Basso, chitarra, batteria: una sola voce che urla. Ecco i Klaxon, in tutto il loro splendore punk rock, che con Brutti, sporchi e cattivi danno un bel vibrante, energico contributo alla scena underground italiana.

È un disco euforico, pieno di suono, compatto, che in poco più di mezz’ora di musica sa condensare al proprio interno un numero impensabile di temi, contaminazioni artistiche, suggestioni stilistiche datate o recenti. Profuma di ’77, questo è innegabile, e sa di Clash e di Joe Strummer, nessuno può dire il contrario. Ma c’è anche qualcosa di molto vicino a certe realtà locali, penso ad esempio ai milanesi Gerson.
Romano nel cuore e nell’anima (romani sono i Klaxon ma anche la label che li produce, la Raged Rec), il disco gioca con veloci zoomate sui temi più disparati, dal razzismo alla guerra, passando per l’odio, la politica e i cambiamenti sociali. Ritorna, come è giusto che sia, “lo scagliarsi contro”: contro la fame, contro le disuguaglianze, contro i meccanismi disfunzionali della politica.
È un album di protesta pura, che sogna un futuro senza padroni (“E’ tutto loro quello che luccica”) senza false democrazie (“Canzone retorica”), senza gli eroi della TV e gli interessi petroliferi (“Frammenti di parenti”). I ritmi sono sempre incalzanti, montati su strutture in levare, cambi veloci e accordi aggressivi, graffianti.
Brutti, sporchi e cattivi è un disco che, nel suo ambito genere, sa dare un contributo forte e originale alla scena punk rock italiana, che sa differenziarsi per una propria identità e riconoscibilità, senza perdersi in troppe e sterili chiacchiere come spesso accade. Da ascoltare.